La stage photography, o fotografia allestita, è un genere che trasforma il fotografo in un vero regista della scena. Non si limita a catturare ciò che accade, ma crea ambienti, emozioni e simboli. La luce, in questo processo, non è solo tecnica: diventa arte visiva.
Gregory Crewdson è un fotografo americano noto per le sue immagini altamente elaborate e teatrali, che spesso ricordano scene di film. Le sue opere esplorano temi come la solitudine, l’alienazione e il perturbante, creando un senso di inquietudine attraverso l’uso magistrale della luce e della scenografia.
La costruzione meticolosa delle scene
Crewdson lavora con una troupe numerosa, simile a una produzione cinematografica, che include scenografi, costumisti, truccatori e tecnici delle luci. Utilizza attrezzature cinematografiche per creare scenografie dettagliate e atmosfere suggestive, spesso ambientate in cittadine americane apparentemente ordinarie.
La cosa incredibile è che allestisce un set esattamente come nel cinema
Crewdson è famoso proprio per questo:
realizza immagini che sembrano fotogrammi di un film mai girato, con luci cinematografiche, ambientazioni suburbane e atmosfere da sogno (o da incubo), usando troupe da cinema, carrelli, generatori, macchinisti, direttori della fotografia e schemi luce complessi per realizzare un’unica fotografia!
L’influenza del cinema e della psicoanalisi
Le sue opere sono influenzate dal cinema, in particolare dai film di David Lynch, Steven Spielberg e Alfred Hitchcock. Inoltre, l’infanzia di Crewdson, figlio di uno psicanalista, ha avuto un impatto significativo sul suo lavoro, portandolo a esplorare il concetto freudiano del perturbante nelle sue fotografie.
Staged Photography: dalla regia di Crewdson alla pittura visiva di Recuenco
La staged photography, o fotografia allestita, è un genere che trasforma il fotografo in un vero e proprio regista della scena. Non si limita a catturare ciò che accade, ma crea ambienti, emozioni e simboli. In questo processo la luce non è semplice tecnica: diventa linguaggio narrativo e arte visiva.
La filosofia di Crewdson
Ricerca di significato: ogni foto tenta di cogliere qualcosa di importante e bello nella vita quotidiana, ma il significato ultimo resta sempre fuori portata.
Sfocatura tra reale e finzione: non gli interessa la verità oggettiva, ma la sua verità personale.
Opposizioni: verità/finzione, natura/artificio, bellezza/tristezza, normalità/paranormale, luce/oscurità.
Tempo sospeso: evita oggetti moderni come cellulari o auto per creare un mondo fuori dal tempo.
Il perturbante: riprende da Freud l’idea di uncanny – la bellezza nascosta in qualcosa di familiare ma inquietante.
Influenze
Psicologia: figlio di uno psicanalista freudiano, porta nei suoi soggetti desiderio, rimpianto, solitudine.
Pittura: ispirato al realismo di Edward Hopper.
Cinema: David Lynch, Steven Spielberg, Alfred Hitchcock.
Fotografia: Diane Arbus, Cindy Sherman, William Eggleston.
Serie principali di Crewdson
Twilight (1998–2002) → domestico e fantastico.
Beneath the Roses (2003–2008) → suburbia americana, solitudine e mistero.
Cathedral of the Pines (2013–2014) → natura e spiritualità.
An Eclipse of Moths → ambienti urbani spettrali.
Le sue opere sono esposte al MoMA, al Whitney Museum, al MET e alla Gagosian Gallery.
Eugenio Recuenco: il pittore della fotografia contemporanea
Eugenio Recuenco è un fotografo e cineasta spagnolo noto per il suo stile distintivo, spesso descritto come “cinematografico” e “pittorico”. Le sue opere si caratterizzano per l’uso di scenografie elaborate, costumi intricati e una forte componente drammatica, con frequenti richiami alla storia dell’arte e del cinema.
Il progetto 365º: un viaggio attraverso l’immaginario
Uno dei suoi progetti più ambiziosi è “365º”, una serie di 369 immagini realizzate in otto anni, che rappresentano un’immagine per ogni giorno dell’anno. Questo progetto esplora diverse emozioni e situazioni, utilizzando lo stesso set e angolazione della fotocamera per ogni scatto, creando una narrazione coerente e coinvolgente.
L’approccio multidisciplinare
Recuenco ha lavorato in vari ambiti, tra cui la pubblicità, la moda e il cinema, collaborando con marchi come Nina Ricci, Diesel e Lavazza. Il suo stile unico combina elementi di surrealismo, simbolismo e riferimenti culturali, creando immagini che sfidano la percezione e stimolano l’immaginazione.
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Intervista a Gregory Crewdson su Artnet
Il mio set ispirato a Crewdson e Recuenco
Durante una masterclass organizzata da Daniela Ongaro, ho creato un set fotografico ispirato alla stage photography di Crewdson e Recuenco, utilizzando pochi elementi di scena: una katana, delle candele, un separé di bambù, un kimono e dei teli sullo sfondo. La modella Aline, con lo styling di Lorenza Bacchieri, ha interpretato il ruolo con intensità e delicatezza.
L’illuminazione selettiva e il profilo colore “Mattino”
Ho utilizzato luci selettive per modellare la scena, creando ombre e punti luce che potenziassero il senso di mistero e intimità. Nella fase di sviluppo del RAW, ho portato dietro il profilo colore “Mattino” della mia Nikon Z6iii, già applicato in fase di scatto, ottenendo tonalità morbide e una luce soffusa, simile a quella dell’alba, per evocare un’atmosfera poetica e contemplativa.
L’importanza della luce nella narrazione visiva
Questo set dimostra come, anche con risorse limitate, sia possibile creare immagini evocative attraverso una pianificazione attenta della luce e della composizione. La luce diventa così un elemento narrativo essenziale, capace di trasformare una semplice scena in una storia visiva coinvolgente.
Lo schema luce:
Per questo set ho utilizzato luci NANLITE di cui sono diventato recentemente Ambassador:
Nanlite FS 300 C come luce di sfondo, arricchita dalla luce arancio diretta sulla katana realizzata con un Nanlite FC 120 C equipaggiato di proiettore Nanlite con lente da 19°.
Sul soggetto una top light realizzata con un Nanlite FS 60 B super leggera e un softbox ottagonale Nanlite.
Ho poi arricchito la scena con una luce di fondo con un altro FC 120 C.

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