Ugo Mulas, "La Fotografia", Giulio Einaudi Editore, Torino 1973. Capitolo: Newman e Duchamp.

Il ritratto fotografico

Il senso del ritratto e come relazionarsi e dirigere il soggetto, partendo dalla filosofia e dall'approccio di Ugo Mulas
Ugo Mulas, "La Fotografia", Giulio Einaudi Editore, Torino 1973. Capitolo: Newman e Duchamp.

Il Ritratto come Atto di Consapevolezza: la lezione di Ugo Mulas

Questo articolo nasce da una riflessione che porto avanti con i miei allievi nel corso di Direzione Artistica del soggetto nel Ritratto.

Il testo di Mulas su Newman e Duchamp è una delle letture che consiglio, perché contiene i fondamenti di quello che insegno sulla direzione della posa.

“Mettere in posa non è una finzione. È un modo per dare forma a una verità condivisa.”

Con questa affermazione si potrebbe riassumere l’intera filosofia di di questo passo di Ugo Mulas, fotografo che ha saputo trasformare il ritratto in un dialogo tra autenticità e rappresentazione.

Mulas non vedeva la posa come artificio, ma come azione consapevole, un gesto in cui il soggetto diventa parte attiva del processo creativo.

( trovi la galleria fotografica di Mulas sul sito al link in fondo all’articolo ).

Ugo Mulas,

Il testo che ha ispirato questa riflessione

Nel suo libro “La Fotografia” (Einaudi, 1973), Mulas racconta il suo lavoro con i pittori americani, in particolare Barnett Newman e Marcel Duchamp.

Quello che emerge non è un semplice resoconto di sessioni fotografiche, ma una vera e propria teoria del ritratto.

Scrive Mulas: “Quando fotografo un pittore, spesso cerco una possibilità per uscir fuori da quella che è la foto di cronaca, e cerco anche di evitare il normale ritratto, il bel ritratto, perché quello che mi interessa è dare un’idea del personaggio in rapporto al risultato del suo lavoro.”

Questa frase contiene tutto. Non la cronaca, non il bel ritratto. Ma l’essenza del personaggio attraverso il suo fare, o il suo non fare.

 

Newman: la meticolosità come chiave

Per Barnett Newman, Mulas capì subito che fotografarlo mentre dipingeva le sue grandi tele con due o tre rette verticali non avrebbe aggiunto nulla. Chiunque guardando il quadro poteva immaginare come fosse stato realizzato.

La chiave era altrove: nel modo in cui Newman preparava lo studio prima di cominciare, nelle carte dietro ogni tela per non sporcare il muro, nell’ordine maniacale dello spazio. Quella meticolosità rivelava l’uomo più di qualsiasi gesto pittorico.

Mulas scelse di fotografare un particolare della tela dove, ai margini della linea di colore, c’era la firma con la data di inizio e quella di fine del lavoro. Una scansione temporale, un processo di concentrazione reso visibile.

 

Duchamp: il non fare come forma del fare

Con Marcel Duchamp la sfida era ancora più radicale. Come si fotografa un uomo che ha fatto del silenzio e del rifiuto del fare la sua opera più significativa?

Mulas ragionò così: posare è l’atteggiamento più vicino al non fare. Qualsiasi altra cosa Duchamp avesse fatto sarebbe stata qualcosa in più e qualcosa di troppo.

Ma i ritratti in casa o al museo non bastavano. Mulas volle riprenderlo mentre camminava, perché il camminare è l’atteggiamento del vivere più elementare, un fare sganciato dal produrre.

Così nacquero le foto di Duchamp che cammina da casa sua a Washington Square, dove trovarono dei tavolini di cemento con il disegno di una scacchiera. Duchamp seduto al tavolino con la scacchiera senza gli scacchi, che non guarda nemmeno la scacchiera. Un simbolo ancora più preciso proprio perché fuori dal suo contesto abituale.

Poi vennero le foto in casa: Duchamp nella poltrona col sigaro, che guarda una vecchia fotografia di sé mentre gioca a scacchi con una donna nuda.

O seduto su una scultura di Brancusi, preso di spalle, il viso quasi di profilo, con l’atteggiamento di chi guarda altrove ( trovi la galleria sul sito al link in fondo all’articolo ).

Infine al Museo tra le sue opere di cinquant’anni prima. Mulas lo fece posare con le spalle appoggiate al muro, mentre guardava quei lavori come se non gli appartenessero. Opera d’arte lui stesso, vivo fra le sue vecchie cose.

La posa come cronaca interiore


Nei confronti con i miei allievi emerge spesso una domanda: “Quando metto in posa un soggetto, sto documentando o sto fingendo?”

Mulas forse risponderebbe che il ritratto, anche nella sua costruzione, è una forma di cronaca. Non quella esteriore dei fatti, ma quella interiore dell’essenza. Documentare non significa osservare da fuori. Significa interagire, comprendere, far emergere il vero attraverso la finzione.

Ogni posa è un atto teatrale dove il fotografo dirige e il soggetto interpreta. Entrambi recitano se stessi.

 

La finzione che rivela la verità

Quando il soggetto “sta fingendo”, non mente: sta cercando una forma di sé. Mulas considerava la posa una finzione necessaria che permette di arrivare all’autenticità.

È qui che entra in gioco il fotografo come direttore artistico. Far posare con un senso che rappresenti la persona, non solo la sua immagine. La macchina fotografica diventa lo specchio di un dialogo, non lo strumento di una cattura.

Scrive ancora Mulas: “Non c’è ritratto più ritratto di quello dove la persona si mette là, in posa, consapevole della macchina, verso il fotografo, come per ingannarli, dire ‘io sono qui, ma fingo di non sapere che voi ci siete, così la mia finzione sarà più credibile’.”

 

Il linguaggio del soggetto

Un mio allievo ha raccontato come, per ottenere autenticità dalla nipote, abbia smesso di chiedere “stai ferma così” e abbia cominciato invece a parlare con lei, soprattutto col linguaggio parafernale ( cuore della prima parte del mio corso sulla posa ) cercando momenti di verità emotiva.

Questo è il cuore della lezione: la fotografia non è mai un ordine, ma un ascolto reciproco. Non si dice “ridi”, ma si ride insieme. Non si chiede “posa così”, ma si entra nel mondo del soggetto fino a renderlo visibile attraverso la luce e il gesto.

 

Pensare, immergersi, immaginare

Mulas invitava i fotografi a pensare con la propria testa, ma soprattutto a immergersi nel soggetto, a ragionare su chi si ha davanti e su come rappresentarlo.

Il fotografo non deve limitarsi a osservare, ma deve immaginare l’immagine prima che esista. È un atto di grande sforzo e concentrazione: si immagina la scena, la si costruisce nella mente, e solo dopo si traduce in luce, postura, composizione.

Mulas lo dice chiaramente: “Il mio punto di vista non è soltanto ottico, ma è anche e soprattutto mentale.”

 

Il ritratto come atto di relazione

Ogni ritratto nasce da una relazione, da un equilibrio fragile tra chi guarda e chi si lascia guardare. La fotografia di ritratto non è cronaca né finzione: è consapevolezza reciproca.

È un gioco di ruoli in cui fotografo e soggetto, come in una danza, si scambiano continuamente le parti: chi posa osserva, chi fotografa si espone. E in questo continuo rovesciamento di ruoli si trova la verità dell’immagine.

Cosa porto nel mio insegnamento

Questa lezione di Mulas è il fondamento del mio approccio alla direzione della posa. Non si tratta di imparare pose da catalogo o schemi da replicare. Si tratta di capire chi hai davanti, cosa vuoi raccontare, e come la luce e il gesto possono rendere visibile quell’essenza.

Nel mio corso di Direzione della Posa lavoriamo esattamente su questo: costruire una relazione con il soggetto, previsualizzare l’immagine, dirigere con consapevolezza. Non a tentativi, ma con metodo.

Perché come diceva Mulas, bisogna rendersi conto che il punto di vista del fotografo non è soltanto ottico. È soprattutto mentale.

 

Il Corso di Direzione Artistica del Ritratto

Se vuoi lavorare su questi principi in modo strutturato, ho creato un corso dedicato esattamente a questo approccio.

Non è un catalogo di pose da copiare. È un percorso di 32 ore dove impari a diventare il direttore artistico del tuo set, gestendo posa e luce con consapevolezza.

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Fonte originale: Ugo Mulas, “La Fotografia”, Giulio Einaudi Editore, Torino 1973. Capitolo: Newman e Duchamp. Galleria completa su Duchamp: ugomulas.org/marcel-duchamp

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    Francesco Francia
    Fotografo di moda e pubblicità specializzato in fotografia di ritratto in ogni genere fotografico, offre servizi esclusivi e corsi in tutta Italia.
    ... Esperto di illuminotecnica e direzione della fotografia è Ambassador Nikon ed Elinchrom e docente in prestigiose accademie in Italia come CSF Adams di Roma e Nikon School. Relatore in grandi eventi sulla fotografia, realizza workshop e corsi online sul suo approccio innovativo all'illuminazione in fotografia.
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